giovedì 29 gennaio 2015

CRISI DEL LATTE E DOPO QUOTE: INDICAZIONI IN VISTA DI UNA PROPOSTA ORGANICA

La crisi di mercato del latte sta destando forti allarmi in tutta Europa e in molti si affannano a proporre soluzioni che possano scongiurare il pericolo di un eccessivo indebolimento del sistema produttivo.
Da ultimo, si è parlato della questione in occasione del Consiglio agricolo dell'Ue del 26 gennaio e il giorno successivo c'è stata una audizione alla commissione agricoltura del Parlamento europeo.
In qualche Paese dell'area settentrionale dell'Unione europea la situazione è davvero allarmante e si segnalano prezzi del latte crudo alla stalla decisamente sotto la soglia di 30 centesimi di euro per chilogrammo e, in qualche caso, più vicino al limite dei 20 centesimi.
Molti denunciano che i ricavi dei produttori siano inferiori ai costi di produzione ed evidenziano come si avvertano problemi di carenza di liquidità tra gli allevatori.   
Insomma, uno scenario cupo che non risparmia l'Italia, come è attestato dalle difficoltà a trovare un accordo sul prezzo tra produttori ed acquirenti industriali ed il clima polemico che di tanto in tanto affiora a livello politico e tra gli operatori economici.
In un contesto del genere, sorprende la posizione della Commissione europea che nega sia in atto una situazione di crisi; l'esecutivo comunitario - contrariamente a Consiglio e Parlamento - minimizza e manifesta un atteggiamento attendista, convinta che presto ci sarà un miglioramento, magari quando la Cina inizierà a riaffacciarsi in modo massiccio sul mercato, riattivando gli acquisiti che sono risultati rarefatti negli ultimi mesi.
Senza voler giustificare la Commissione Ue, è il caso di segnalare realisticamente che per sostenere il mercato del latte con interventi di politica agraria efficaci e tale da far risalire i prezzi, è necessario disporre di risorse pubbliche che di questi tempi scarseggiano, anche nel bilancio dell'Unione europea che, forse, in passato ha dato l'impressione di non avvertire tali problemi piuttosto radicati, invece, a livello nazionale.
Cosa fare allora? Ecco alcune indicazioni.
Primo, una soluzione deve essere trovata, per due ragioni: la volatilità è una variabile ormai strutturale e la fine del regime delle quote latte non frenerà di certo tale fenomeno, sconosciuto in Europa in passato.
Secondo, bisogna fare meno affidamento sull'intervento dell'Unione europea e lavorare sulle due altre leve disponibili: l'organizzazione del settore, con particolare riferimento al mondo degli allevatori, all'industria di trasformazione ed alle loro interrelazioni; le soluzioni gestionali individuali dell'impresa agricola.
Terzo, andrebbero utilizzate con maggiore intensità e, ove possibile, con originalità le misure fino ad oggi non convenzionali. Nel concreto, si deve ricorrere agli strumenti finanziari e alle attività di marketing, piuttosto che attendere un improbabile consistente aumento dei prezzi istituzionali fissati nell'ambito dell'organizzazione comune di mercato dell'Ue.
Chi scrive sta lavorando su una proposta concepita sulle esigenze del sistema lattiero-caseario italiano che presto si provvederà a rendere pubblica su agricolae.eu, oltre che sul blog   http://agricolturainrete.blogspot.it/ e tramite twitter (@ErmannoComegna), dopo averla confrontata con esperti, produttori di latte ed altri operatori.

Ermanno Comegna



Quesito sulla Pac

ASSEGNAZIONE NUOVI TITOLI PAC NEL 2015 IN CASO DI INIZIO DI ATTIVITA' CON ACQUISTO TITOLI NEL 2014 


1) Quesito 
Vorrei sottoporre all'attenzione la seguente situazione.
A marzo  2014 una società agricola composta da due fratelli ha cessato l'attività ed ha concesso in affitto i terreni ad un nuovo agricoltore, legato con vincolo di parentela diretto con i precedenti conduttori. 
Il nuovo agricoltore ha aperto una partita IVA come ditta individuale e, oltre a prendere in affitto i terreni, ha acquistato anche i titoli PAC disaccoppiati maturati in precedenza. 
Qualcuno sostiene che nel 2015 non verranno assegnati i titoli a favore del nuovo agricoltore. 
E' vero che non ci sarà assegnazione di nuovi titoli al giovane che ha iniziato l'attività nel 2014? 
Come stanno realmente le cose?  
Ha qualche suggerimento o qualche notizia che possa cambiare questa situazione?


Nicola Pastore - Padova 



2) Risposta 
Ciò che le hanno riferito non è corretto. Il nuovo agricoltore otterrà l'assegnazione dei nuovi titoli nel 2015, pur non avendo il requisito di essere stato in attività ed aver presentato una domanda PAC nel 2013 (chiave di acceso al nuovo regime dei pagamenti diretti). 
Bisogna solo avere la pazienza di attendere la circolare AGEA in preparazione per la ricognizione preventiva e le istruzioni su come comportarsi. 
Il nuovo agricoltore potrà invocare il dispositivo della clausola contrattuale nei contratti di affitto, così come previsto dalla regolamentazione comunitaria, per effetto della quale acquisisce il diritto ad accedere al processo di nuova assegnazione.
In alternativa, potrebbe essere impiegato pure lo strumento delle eredità anticipata. 

Ermanno Comegna  

martedì 27 gennaio 2015



LA GESTIONE DEI PASCOLI ALLA LUCE DELLA RIFORMA PAC 2014-2020

I requisiti e le condizioni da rispettare per dichiarare nella domanda Pac per i pagamenti diretti le superfici a prati e pascolo permanente 


Le regole da rispettare per gli agricoltori che nella domanda Pac 2015 e degli anni successivi inseriscono come superfici ammissibili i terreni a pascolo stanno cambiando in maniera profonda, per effetto della riforma Pac 2014-2020 e per le successive decisioni nazionali, sulle quali le Autorità italiane stanno ancora lavorando.
In particolare, dopo il decreto del 18 novembre 2014, sono in preparazione due ulteriori provvedimenti Mipaaf: 
  • quello che detta le disposizioni in materia di condizionalità, in pratica già definito e in via di pubblicazione; 
  • l'atto che stabilisce le disposizioni attuative del già menzionato decreto del 18 novembre scorso, sul quale è ancora aperto il confronto.  

Il Ministero, le Regioni e le organizzazioni degli operatori economici sono impegnate in una delicata fase di ricerca del compromesso e di costruzione del consenso. Il quadro della situazione è complicato e, finora, sono state diffuse più versioni del testo, con differenze di non poco conto.  
Ad oggi (27 gennaio 2015) la situazione può essere così descritta:

1.      C'è da considerare intanto che, dal 2015, non trova più applicazione la pratica di condizionalità relativa al mantenimento dei pascoli, così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi (con il pascolamento entro certi limiti di densità di bestiame). Nel 2015 e 2016 ci sarà, in via temporanea, la norma di buona pratica agronomica ed ambientale (BCAA) sui pascoli, ma declinata solo in termini di mantenimento della proporzione tra superficie a pascolo e superficie totale (vedere il titoli VI° del regolamento 1306/2013 e la bozza di decreto condizionalità in via di pubblicazione). Dal 2017 il mantenimento dei pascoli non sarà più requisito di condizionalità. Resta a questo punto da ricordare che il mantenimento dei prati e pascoli permanenti è requisito obbligatorio di inverdimento dal 2015;

2.  dal corrente anno, gli agricoltori che richiedono i pagamenti diretti (prima assegnazione e pagamento annuale), inserendo nella domanda superfici di pascolo sono tenuti, in relazione ai singoli casi, ad attuare i "criteri di mantenimento", oppure "l'attività minima" (articoli 4 e 9 del regolamento 1307/2013). Questa seconda condizione si applica allorquando siamo in presenza di superfici che in modo naturale si mantengono in uno stato idoneo al pascolo;

3.  il decreto 18 novembre 2014 ha fornito la definizione di cosa debba intendersi per "mantenimento" e "attività minima" e rimandato ad un successivo provvedimento (quello in via di elaborazione), per la fissazione dei dettagli;    

4.   l'articolo 2 del decreto ministeriale in bozza provvede a ciò, individuando 4 differenti situazioni:
a.      criteri di mantenimento delle superfici agricole e dei pascoli ordinari. In questo caso la bozza di decreto impone una pratica agronomica con cadenza almeno annuale e precisa che, nei casi di pascoli si deve evitare il sovra sfruttamento o la sottoutilizzazione;
b.   criteri di mantenimento dei pascoli con predominanza di arbusti e alberi sottoposti alla pratica tradizionale del pascolamento. In tale caso, la bozza di provvedimento ministeriale impone il pascolo con almeno un turno annuale e rimanda alle regioni il compito di specificare il carico minimo e massimo;
c.      criteri di mantenimento dei pascoli con predominanza di arbusti e alberi sottoposti alla pratica tradizionale della conservazione degli habitat. In questo caso la bozza di decreto rimanda agli enti gestori dei SIC e ZTS per l'individuazione delle misure di conservazione;
d.     attività minima su pascoli che in modo naturale si mantengono in uno stato idoneo dal punto di vista agronomico e produttivo. In questo caso la bozza di decreto individua due alternative casistiche. Una prima applicata alle superfici che presentano delle condizioni tali da impedire lo sfalcio e altre operazioni agronomiche, nelle quali si impone per forza la pratica del  pascolo. Una seconda casistica si ha quando le condizioni di altimetria, pendenza e produttività sono tali da consentire lo sfalcio o altra operazione agronomica. In tale caso l'attività minima può essere soddisfatta anche sena ricorrere al pascolamento.   

Sulla sfondo della questione della gestione dei pascoli ai fini della concessione degli aiuti diretti della Pac, c'è la questione del ricorso al TAR, con il quale si chiede di annullare la circolare Agea del 2013 che ha posto il divieto del pascolamento da parte di terzi.
Una recente sentenza ha rigettato l'istanza proposta dagli allevatori ricorrenti. Tuttavia, la partita non deve essere considerata chiusa.

Ermanno Comegna

mercoledì 14 gennaio 2015

I quesiti ad Ermanno Comegna sulla PAC: clausole contrattuali

I QUESITI SULLA PAC POSTI AD ERMANNO COMEGNA

LE CLAUSOLE CONTRATTUALI 



1) I termini della questione 
Mi permetto di disturbarla per porle un quesito sull’assegnazione dei titoli nella nuova riforma pac con particolare riferimento all’utilizzo delle clausole contrattuali ai sensi degli art. 20 e 21 del Reg. 639/2014.
Il CAA dove lavoro è alle prese con diversi casi in cui i titoli storici e quindi anche il pagamento 2014 sono a carico di una società. Ora i soci, proprietari dei terreni, intendono dare in affitto parte o la totalità dei terreni ad un terzo soggetto. 
L’agricoltore che prende in affitto tali terreni ha presentato la domanda unica sia nel 2013 che nel 2014 quindi ha tutti i requisiti per accedere all’assegnazione dei nuovi titoli ma ovviamente vorrebbe beneficiare anche dei pagamenti ricevuti dal concedente nel 2014. 
E qui nasce il problema. Infatti, come detto in precedenza, i proprietari dei terreni sono i soci ma il pagamento 2014 è staro erogato alla società proprietaria dei “vecchi” titoli all’aiuto. 
Come può essere gestita la questione? Possiamo semplicemente indicare nel contratto che i proprietari sono anche soci della società e che quindi anche i nuovi titoli verranno fissati sulla società per poi essere contestualmente trasferiti temporaneamente all’affittuario? Ovviamente la società rimarrà attiva ed avrà tutte le caratteristiche per essere considerata agricoltore attivo.
In attesa di riscontro e ringraziandola per la disponibilità porgo cordiali saluti.

Il quesito è stato posto da un responsabile di un Centro Assistenza Agricola (CAA)


2) La risposta 
Siamo in presenza di una società agricola composta dai signori A, B e C (poniamo ad esempio tre soggetti), i quali sono anche proprietari delle superfici.
Nel 2015 affittano i terreni ad un terzo agricoltore.
I due soggetti agricoli hanno i requisiti previsti dalla normativa (agricoltori attivi, ecc.).
Nel 2015 la società fissa i titoli nuovi e li cede all'affittuario con una clausola contrattuale.  
La mia opinione in relazione ai quesiti da lei posti è la seguente:

1.       l'operazione è compatibile con la normativa europea ed è agevolmente gestibile. Anche nella riforma del 2003 si presentarono casi analoghi e Agea risolse pretendendo la firma di tutti i soggetti interessati per far transitare i titoli. Pure questa volta dovrebbe accadere la stessa cosa. Si tratta solo di aspettare i prossimi provvedimenti di Agea. Sono sicuro che la casistica da lei posta  sia stata già segnalata delle OOPP. Intanto le consiglio di inviare una nota alla sua organizzazione nazionale di riferimento, in modo che si attrezzino per fare pressione su Agea.     

2.       La soluzione individuata da lei di chiarire tutto nel contratto di affitto mi sembra buona. Se aspetta i provvedimenti Agea in merito avrà anche delle indicazioni ufficiali: ad esempio quale documentazione allegare.

3.       Sono convinto che il passaggio dei titoli possa essere perfezionato anche nel caso di non perfetta coincidenza tra i proprietari dei terreni ed i soci della azienda agricola. Ad esempio, qualora vi fosse un signor D che è solo comproprietario dei terreni, ma non è nella compagine della società agricola. Anche tale casistica dovrebbe essere trattata dai futuri provvedimenti Agea.

Le segnalo che quanto indicato è solo la mia opinione di "esperto" della Pac e deriva da ragionamenti logici e non da contatti frequenti con l'Amministrazione competente (Mipaaf ed Agea).  Peraltro, non mi risulta che il quesito da lei posto sia stato ad oggi affrontato ufficialmente con una presa di posizione pubblica, a differenza di alcune questioni inerenti il greening (vedere l'ultima circolare Agea).

Ermanno Comegna







mercoledì 7 gennaio 2015

Crisi mercato latte ed interventi di sostegno Ue

Opportuno un dibattito a livello italiano per una posizione in linea con gli interessi del nostro sistema lattiero-caseario 

CRISI MERCATO LATTE: POLITICA UE POCO EFFICACE, URGONO MISURE DI SOSTEGNO E REGOLAZIONE DEL MERCATO  



Nell'ultimo bollettino sulla situazione di mercato del latte, il Milk Marketing Observatory della Commissione UE ci informa che il prezzo medio del latte crudo alla stalla in Europa è pari al 162% del prezzo di intervento virtuale (quest'ultimo è di circa 22 euro per quintale, contro un valore di 35 euro della media effettiva a livello europeo).
Di contro, ci sono alcuni Paesi europei, come ad esempio l'Irlanda, dove il livello di allarme rispetto alla critica situazione del mercato ed alla inadeguatezza degli strumenti di sostegno della PAC (le misure dell'OCM) ha raggiunto vette assai elevate, come evidenziato dalla nota di Leo Bertozzi.
Nel mese di ottobre 2014 (ultimo dato disponibile), gli allevatori irlandesi hanno incassato tra 30 e 32 euro per quintale, con prospettive di ulteriori cali nei mesi successivi.
In altri Paesi membri dell'UE, il prezzo del latte crudo alla stalla tiene, anche per effetto della vischiosità con cui si trasmettono i segnali di mercato lungo la filiera: tant'è che la media comunitaria, come detto, è attorno a 35 euro per quintale.
Le prospettive sono però allarmanti, come si evince chiaramente dai grafici del CLAL, i quali ci dicono che, considerando le più recenti quotazioni europee di burro e latte in polvere scremato, si arriverebbe ad un prezzo equivalente della materia prima sotto la soglia dei 25 euro per quintale. E non si vede ancora all'orizzonte la possibilità che il trend negativo possa essere interrotto ed invertito.
La domanda è allora: cosa fare?
Gli irlandesi chiedono un pacchetto di sostegno realistico per il settore ed esortano le istituzioni europee ad agire in fretta, senza attendere che la crisi diventi così acuta da arrecare danni irreparabili alle imprese zootecniche ed all'industria di trasformazione.  
La Commissione europea è attendista, ma inizia ad avvertire un certo imbarazzo e manifestare qualche preoccupata reazione.
In Italia non c'è stato ad oggi alcun confronto strutturato sul da farsi e ritengo che l'iniziativa del CLAL possa rappresentare un nucleo di riflessione dal quale partire per procedere verso una posizione politicamente spendibile a Bruxelles.
Le mie idee in merito sono le seguenti:
1.      la politica di sostegno per il mercato del latte in Europa è poco efficace nello stabilizzare il prezzo e tutelare il reddito dei produttori agricoli e la fine del regime delle quote di produzione acuirà tale caratteristica;
2.      il Pacchetto latte non ha dato quella scossa di cui si avvertiva il bisogno e che, ritengo, le stesse istituzioni europee si attendevano;
3.      le misure per le prevenzione e gestione del rischio inserite nella nuova politica di sviluppo rurale 2014-2020 richiedono tempo per essere attivate;
4.      il sistema lattiero-caseario italiano presenta delle evidenti peculiarità (focalizzazione sulla qualità, sui prodotti a valore aggiunto, sul legame territoriale e sulla freschezza dei prodotti). Si pone allora il dilemma se possano andare bene obiettivi e strumenti di politica agraria uguali per l'intera UE, oppure sarebbe meglio un approccio differenziato, magari con una certa autonomia nazionale.

Nell'immediato sono convinto della necessità e della urgenza di attivare un pacchetto di misure di supporto al mercato del latte in Europa, ricalcando l'esperienza del 2009, quando la Commissione UE intervenne con un certo successo, nel contrastare una difficile crisi.
Nel medio termine, invece, ci sarebbe la necessità di una modifica dell'azione di regolazione di mercato eseguita attraverso i meccanismi della PAC. Questi non sembrano essere del tutto funzionali. 


Ermanno Comegna