CRISI DEL LATTE E DOPO QUOTE: INDICAZIONI IN VISTA DI UNA PROPOSTA
ORGANICA
La crisi di mercato del latte sta destando forti
allarmi in tutta Europa e in molti si affannano a proporre soluzioni che
possano scongiurare il pericolo di un eccessivo indebolimento del sistema
produttivo.
Da ultimo, si è parlato della questione in
occasione del Consiglio agricolo dell'Ue del 26 gennaio e il giorno successivo
c'è stata una audizione alla commissione agricoltura del Parlamento europeo.
In qualche Paese dell'area
settentrionale dell'Unione europea la situazione è davvero allarmante
e si segnalano prezzi del latte crudo alla stalla decisamente sotto la
soglia di 30 centesimi di euro per chilogrammo e, in qualche caso, più vicino
al limite dei 20 centesimi.
Molti denunciano che i ricavi dei produttori siano
inferiori ai costi di produzione ed evidenziano come si avvertano problemi
di carenza di liquidità tra gli allevatori.
Insomma, uno scenario cupo che non risparmia
l'Italia, come è attestato dalle difficoltà a trovare un accordo sul prezzo tra
produttori ed acquirenti industriali ed il clima polemico che di tanto in
tanto affiora a livello politico e tra gli operatori economici.
In un contesto del genere, sorprende la posizione
della Commissione europea che nega sia in atto una situazione di crisi; l'esecutivo
comunitario - contrariamente a Consiglio e Parlamento - minimizza e manifesta
un atteggiamento attendista, convinta che presto ci sarà un miglioramento,
magari quando la Cina inizierà a riaffacciarsi in modo massiccio sul mercato,
riattivando gli acquisiti che sono risultati rarefatti negli ultimi mesi.
Senza voler giustificare la Commissione Ue, è il
caso di segnalare realisticamente che per sostenere il mercato del latte con
interventi di politica agraria efficaci e tale da far risalire i prezzi, è
necessario disporre di risorse pubbliche che di questi tempi scarseggiano,
anche nel bilancio dell'Unione europea che, forse, in passato ha dato
l'impressione di non avvertire tali problemi piuttosto radicati, invece, a
livello nazionale.
Cosa fare allora? Ecco alcune indicazioni.
Primo, una soluzione deve essere trovata, per due
ragioni: la volatilità è una variabile ormai strutturale e la fine del regime
delle quote latte non frenerà di certo tale fenomeno, sconosciuto in Europa in
passato.
Secondo, bisogna fare meno affidamento
sull'intervento dell'Unione europea e lavorare sulle due altre leve
disponibili: l'organizzazione del settore, con particolare riferimento al mondo
degli allevatori, all'industria di trasformazione ed alle loro interrelazioni; le
soluzioni gestionali individuali dell'impresa agricola.
Terzo, andrebbero utilizzate con maggiore
intensità e, ove possibile, con originalità le misure fino ad oggi non
convenzionali. Nel concreto, si deve ricorrere agli strumenti finanziari e alle
attività di marketing, piuttosto che attendere un improbabile consistente
aumento dei prezzi istituzionali fissati nell'ambito dell'organizzazione comune
di mercato dell'Ue.
Chi scrive sta lavorando su una proposta concepita sulle
esigenze del sistema lattiero-caseario italiano che presto si provvederà a
rendere pubblica su agricolae.eu, oltre che sul blog http://agricolturainrete.blogspot.it/ e tramite twitter
(@ErmannoComegna), dopo averla confrontata con esperti, produttori di latte ed
altri operatori.
Ermanno Comegna