Opportuno un dibattito a livello italiano per una posizione in linea con gli interessi del nostro sistema lattiero-caseario
CRISI MERCATO LATTE: POLITICA UE POCO EFFICACE, URGONO MISURE DI SOSTEGNO E REGOLAZIONE DEL MERCATO
Nell'ultimo bollettino sulla situazione di mercato del
latte, il Milk Marketing Observatory della Commissione UE ci informa che il
prezzo medio del latte crudo alla stalla in Europa è pari al 162% del prezzo di
intervento virtuale (quest'ultimo è di circa 22 euro per quintale, contro un
valore di 35 euro della media effettiva a livello europeo).
Di contro, ci sono alcuni Paesi europei, come ad esempio
l'Irlanda, dove il livello di allarme rispetto alla critica situazione del
mercato ed alla inadeguatezza degli strumenti di sostegno della PAC (le misure
dell'OCM) ha raggiunto vette assai elevate, come evidenziato dalla nota di Leo
Bertozzi.
Nel mese di ottobre 2014 (ultimo dato disponibile), gli
allevatori irlandesi hanno incassato tra 30 e 32 euro per quintale, con
prospettive di ulteriori cali nei mesi successivi.
In altri Paesi membri dell'UE, il prezzo del latte crudo
alla stalla tiene, anche per effetto della vischiosità con cui si trasmettono i
segnali di mercato lungo la filiera: tant'è che la media comunitaria, come
detto, è attorno a 35 euro per quintale.
Le prospettive sono però allarmanti, come si evince
chiaramente dai grafici del CLAL, i quali ci dicono che, considerando le più
recenti quotazioni europee di burro e latte in polvere scremato, si arriverebbe
ad un prezzo equivalente della materia prima sotto la soglia dei 25 euro per
quintale. E non si vede ancora all'orizzonte la possibilità che il trend
negativo possa essere interrotto ed invertito.
La domanda è allora: cosa fare?
Gli irlandesi chiedono un pacchetto di sostegno realistico
per il settore ed esortano le istituzioni europee ad agire in fretta, senza
attendere che la crisi diventi così acuta da arrecare danni irreparabili alle
imprese zootecniche ed all'industria di trasformazione.
La Commissione europea è attendista, ma inizia ad avvertire
un certo imbarazzo e manifestare qualche preoccupata reazione.
In Italia non c'è stato ad oggi alcun confronto strutturato
sul da farsi e ritengo che l'iniziativa del CLAL possa rappresentare un nucleo
di riflessione dal quale partire per procedere verso una posizione
politicamente spendibile a Bruxelles.
Le mie idee in merito sono le seguenti:
1.
la politica di sostegno per il mercato del
latte in Europa è poco efficace nello stabilizzare il prezzo e tutelare il
reddito dei produttori agricoli e la fine del regime delle quote di produzione
acuirà tale caratteristica;
2.
il Pacchetto latte non ha dato quella
scossa di cui si avvertiva il bisogno e che, ritengo, le stesse istituzioni
europee si attendevano;
3.
le misure per le prevenzione e gestione
del rischio inserite nella nuova politica di sviluppo rurale 2014-2020 richiedono
tempo per essere attivate;
4.
il sistema lattiero-caseario italiano
presenta delle evidenti peculiarità (focalizzazione sulla qualità, sui prodotti
a valore aggiunto, sul legame territoriale e sulla freschezza dei prodotti). Si
pone allora il dilemma se possano andare bene obiettivi e strumenti di politica
agraria uguali per l'intera UE, oppure sarebbe meglio un approccio differenziato,
magari con una certa autonomia nazionale.
Nell'immediato sono convinto della necessità e della urgenza di attivare un
pacchetto di misure di supporto al mercato del latte in Europa, ricalcando
l'esperienza del 2009, quando la Commissione UE intervenne con un certo
successo, nel contrastare una difficile crisi.
Nel medio termine, invece, ci sarebbe la necessità di una modifica dell'azione
di regolazione di mercato eseguita attraverso i meccanismi della PAC. Questi non
sembrano essere del tutto funzionali.
Ermanno Comegna
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