martedì 27 gennaio 2015



LA GESTIONE DEI PASCOLI ALLA LUCE DELLA RIFORMA PAC 2014-2020

I requisiti e le condizioni da rispettare per dichiarare nella domanda Pac per i pagamenti diretti le superfici a prati e pascolo permanente 


Le regole da rispettare per gli agricoltori che nella domanda Pac 2015 e degli anni successivi inseriscono come superfici ammissibili i terreni a pascolo stanno cambiando in maniera profonda, per effetto della riforma Pac 2014-2020 e per le successive decisioni nazionali, sulle quali le Autorità italiane stanno ancora lavorando.
In particolare, dopo il decreto del 18 novembre 2014, sono in preparazione due ulteriori provvedimenti Mipaaf: 
  • quello che detta le disposizioni in materia di condizionalità, in pratica già definito e in via di pubblicazione; 
  • l'atto che stabilisce le disposizioni attuative del già menzionato decreto del 18 novembre scorso, sul quale è ancora aperto il confronto.  

Il Ministero, le Regioni e le organizzazioni degli operatori economici sono impegnate in una delicata fase di ricerca del compromesso e di costruzione del consenso. Il quadro della situazione è complicato e, finora, sono state diffuse più versioni del testo, con differenze di non poco conto.  
Ad oggi (27 gennaio 2015) la situazione può essere così descritta:

1.      C'è da considerare intanto che, dal 2015, non trova più applicazione la pratica di condizionalità relativa al mantenimento dei pascoli, così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi (con il pascolamento entro certi limiti di densità di bestiame). Nel 2015 e 2016 ci sarà, in via temporanea, la norma di buona pratica agronomica ed ambientale (BCAA) sui pascoli, ma declinata solo in termini di mantenimento della proporzione tra superficie a pascolo e superficie totale (vedere il titoli VI° del regolamento 1306/2013 e la bozza di decreto condizionalità in via di pubblicazione). Dal 2017 il mantenimento dei pascoli non sarà più requisito di condizionalità. Resta a questo punto da ricordare che il mantenimento dei prati e pascoli permanenti è requisito obbligatorio di inverdimento dal 2015;

2.  dal corrente anno, gli agricoltori che richiedono i pagamenti diretti (prima assegnazione e pagamento annuale), inserendo nella domanda superfici di pascolo sono tenuti, in relazione ai singoli casi, ad attuare i "criteri di mantenimento", oppure "l'attività minima" (articoli 4 e 9 del regolamento 1307/2013). Questa seconda condizione si applica allorquando siamo in presenza di superfici che in modo naturale si mantengono in uno stato idoneo al pascolo;

3.  il decreto 18 novembre 2014 ha fornito la definizione di cosa debba intendersi per "mantenimento" e "attività minima" e rimandato ad un successivo provvedimento (quello in via di elaborazione), per la fissazione dei dettagli;    

4.   l'articolo 2 del decreto ministeriale in bozza provvede a ciò, individuando 4 differenti situazioni:
a.      criteri di mantenimento delle superfici agricole e dei pascoli ordinari. In questo caso la bozza di decreto impone una pratica agronomica con cadenza almeno annuale e precisa che, nei casi di pascoli si deve evitare il sovra sfruttamento o la sottoutilizzazione;
b.   criteri di mantenimento dei pascoli con predominanza di arbusti e alberi sottoposti alla pratica tradizionale del pascolamento. In tale caso, la bozza di provvedimento ministeriale impone il pascolo con almeno un turno annuale e rimanda alle regioni il compito di specificare il carico minimo e massimo;
c.      criteri di mantenimento dei pascoli con predominanza di arbusti e alberi sottoposti alla pratica tradizionale della conservazione degli habitat. In questo caso la bozza di decreto rimanda agli enti gestori dei SIC e ZTS per l'individuazione delle misure di conservazione;
d.     attività minima su pascoli che in modo naturale si mantengono in uno stato idoneo dal punto di vista agronomico e produttivo. In questo caso la bozza di decreto individua due alternative casistiche. Una prima applicata alle superfici che presentano delle condizioni tali da impedire lo sfalcio e altre operazioni agronomiche, nelle quali si impone per forza la pratica del  pascolo. Una seconda casistica si ha quando le condizioni di altimetria, pendenza e produttività sono tali da consentire lo sfalcio o altra operazione agronomica. In tale caso l'attività minima può essere soddisfatta anche sena ricorrere al pascolamento.   

Sulla sfondo della questione della gestione dei pascoli ai fini della concessione degli aiuti diretti della Pac, c'è la questione del ricorso al TAR, con il quale si chiede di annullare la circolare Agea del 2013 che ha posto il divieto del pascolamento da parte di terzi.
Una recente sentenza ha rigettato l'istanza proposta dagli allevatori ricorrenti. Tuttavia, la partita non deve essere considerata chiusa.

Ermanno Comegna

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